Cure palliative non ritardiamole

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Terapia

Spesso nei reparti di Medicina Interna (ma non solo), dove si trova la maggior parte dei pazienti con malattie terminali e dove avviene la maggior parte delle morti in ospedale, si tendono a mantenere a oltranza procedure terapeutiche e diagnostiche che in realtà non sono utili al benessere del paziente. In ospedale il trattamento assistenziale delle persone con malattia terminale spesso rappresenta nient’altro che il prolungamento di quello delle malattie nella fase acuta: per esempio, trattamenti chemioterapici per i malati di tumore. Questo tipo di cure, però, non contribuisce al benessere del paziente con malattia terminale né agisce in modo positivo sulla durata della sua vita. Nelle fasi terminali della malattia, e in generale alla fine della vita, è piuttosto il benessere psicologico e il controllo dei sintomi ciò che è più importante. Ignorare questo aspetto ha un forte impatto negativo sui malati, sui familiari e sugli operatori sanitari, che spesso non si sentono in grado di offrire un reale aiuto.

Consigli di Altroconsumo

* Dal punto di vista etico, negli ultimi anni si è verificato un importante cambiamento di sensibilità nella società: se prima in casi di malattia terminale si puntava, medici e famiglie, sul fare tutto il possibile per aumentare la durata della vita, adesso è sempre più frequente la richiesta di far vivere la parte finale della vita a una persona cara nel modo più dignitoso e meno doloroso possibile.

* Ogni cura non riguarda solo la terapia della malattia in quanto tale, ma la presa in carico della persona e dei suoi bisogni nella sua interezza. Questo vale anche e soprattutto nel caso di persone con una malattia nelle fasi terminali: cure intensive, senza considerare i sintomi della terminalità, non farebbero altro che peggiorare la situazione di salute, nel senso più ampio del termine, della persona.

* La cura della malattia è utile finché procura un giovamento, secondo una gerarchia di valori scelta dalla persona stessa; se è gravosa e non è in grado di generare alcun giovamento al malato, insieme con quest’ultimo e in accordo con i suoi desideri e necessità, ci si deve indirizzare verso l’attivazione o il potenziamento delle cure palliative.

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In collaborazione con

FADOI - Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti

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