Non implementare strumenti di miglioramento della qualità delle cure di fine vita di non provata efficacia e/o al di fuori di specifici programmi di ricerca, salvo che non siano supportati e monitorati da professionisti facenti parte di Strutture Organizzative Specialistiche di Cure Palliative.

L’esperienza internazionale sullo sviluppo, implementazione e valutazione delle Liverpool Care Pathways, sviluppate per migliorare la qualità delle cure di fine vita in setting non di cure palliative, soprattutto ospedali, ha dimostrato che indurre un cambiamento positivo dei comportamenti è più difficile di quanto si pensasse. La disseminazione del programma LCP in Inghilterra, non supportata da una adeguata formazione e monitoraggio da parte di strutture di cure palliative, ha comportato problemi seri, con un impatto potenzialmente negativo sull’opinione pubblica e sull’intero sistema delle cure palliative. Prima di cercare di trasferire la “buona pratica” delle cure di fine vita degli hospice in setting non specialistici bisogna assicurarsi di garantire un accurato monitoraggio dei processi introdotti e una adeguata valutazione del programma da parte di strutture competenti.

Principali fonti bibliografiche

1. Costantini M, Romoli V, Di Leo S, et al. Liverpool Care Pathway for patients with cancer in hospital: a cluster randomised trial. Lancet 2014; 383(9913): 226-237.
2. Department of Health. More care, less pathway. A review of the Liverpool care Pathway. Published 15 July 2013.
3. Department of Health. One Chance to Get it Right: how health and care organisations should care for people in the last days of their life. Published 26 June 2014.

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Tutte le informazioni sopra riportate non sostituiscono la valutazione e il giudizio del professionista. Per ogni quesito relativo alle pratiche sopra individuate, con riferimento alla propria specifica situazione clinica, è necessario rivolgersi al professionista.